Bando di Concorso "Cinema e Salute 2019"
 

La Fondazione Filmagogia ha bandito, nell’ambito della rassegna Diversamente! promossa dal Dipartimento Formazione e Apprendimento della SUPSI (DFA), una Call di Progetto su Cinema e salute, in collaborazione con il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA) di Locarno. Finalità del bando è stata quella di raccogliere opere capaci di rappresentare, parlare e misurarsi con la diversità o, ancora, di affrontare le diverse modalità con cui cinema e multimedia possono intervenire a sostegno del benessere delle persone.

Il giorno 14 Agosto, al PalaCinema di Locarno, nell'ambito del 72. Locarno Film Festival sono stati consegnati i premi decisi dalla Giuria internazionale.


Primo premio Videomaker:
 
“Passacaglia” di Thomas Tattarletti
Il video oltre che stilisticamente ineccepibile, affronta intelligentemente il tema della salute mentale insinuandolo senza forzature dentro la trama del racconto che anche se costruito come un artificio drammaturgico,  sa emozionare e ben evocare, tenendolo volutamente ambiguo, il rapporto medico/ malato, grazie anche ad una buona  interpretazione e direzione d’attori.
 
Menzione speciale  a “Spazi di cura, gesti di ospitalità” di  Clara Kiskanc 

Grazie al sapiente uso del bianco e nero, delle ambientazioni e dei movimenti di macchina, ben descrive l’isolamento e la solitudine, la “nostalgia” -rievocata  dal significativo manifesto del famoso film di Tarkovski- nel senso etimologico di “dolore del ritorno”. Uno stato d’animo che si evidenzia attraverso gli ambienti  le "atmosfere esistenziali" di interni di una casa  sottolineato  dalle citazioni di Artaud e del poeta Fabio Pusterla.
 
 

Primo premio Script:

Fame” di Giuseppe Casapulla
Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto, sa raccontare con una scrittura lineare e cinematograficamente realistica una trama che affronta i disturbi patologici del comportamento alimentare, al contempo con leggerezza e profondità indagando la dimensione intima e psicologica dei due personaggi che risultano, immaginandoli visivamente,  drammaturgicamente  referenziati credibili per il disagio psichico di cui entrambi soffrono. 
 
Menzione speciale a “Mosca cieca” di Annick Emdin e Natalia Guerrieri 

Una  felice intuizione registica quella del mettersi “dal punto di vista” di un non vedente per trasmettere al lettore, o meglio al  futuro spettatore ,
un disagio per una infermità di cui soffrono milioni di persone. Pur nell’ingenuità dell’assunto e il fine che mal cela un risvolto   “buonista”, le due sceneggiatrici trovano,  degli efficaci espedienti per “decostruire” il dispositivo cinematografico basato, appunto,sulla capacita di vedere.
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